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22/11/2020
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La musica dei Motörhead si fa narrazione e diventa un dispotico cyberpunk intriso di sangue e violenza. Questo è Urbe Ferox, nuovo romanzo di Simone Volponi ambientato nella Roma post-apocalittica di un futuro abbastanza prossimo, dove ogni depravazione ed ogni tipo di violenza sono stati sdoganati in nome del business.
Con uno stile estremo e granguignolesco, incrociando gli scenari à la Mad Max e iperboli dal sapore d’annunziano, Volponi ci porta in un inferno a cielo aperto dove le parti del corpo sono merce da vendere e comprare e dove le deformità bioniche si sono sostituite ai corpi umani. Dilaga la droga Overkill ed il Colosseo è stato riaperto ai combattimenti all’ultimo sangue tra mostri umani di ogni genere, mentre ad occupare il Soglio Pontificio c’è un droide transessuale che vomita bestemmie ed urla al mondo l’inesistenza di Dio.
Nel flusso torrenziale e bollente della storia, dove le vite umane vengono strappate a decina quasi ad ogni pagina, la musica della band di Lemmy (che appare nel finale) esplode tra le righe di ogni scena, dando consistenza ai personaggi che si muovono sullo sfondo di questo incubo futuristico: la prostituta di lusso Marzia, la spietata assassina “a programma” Sybil ed il lottatore a pagamento Rog, tutti in cerca di una mera sopravvivenza in un mondo dove morire è più facile che vivere.
Ed in fondo, ciò che ci appare esagerato oggi, potrebbe essere la normalità del futuro se lasciamo che l’assuefazione all’orrore ci porti inconsapevolmente in una qualche “città feroce” del XXI secolo senza rendercene conto.

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