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24/10/2020
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IL PRINCIPE DEI COMPLOTTISTI
In questi giorni in cui la parola “complottista” (e di conseguenza anche il suo contrario “anti-complottista” oppure “ufficialista”) ha assunto una valenza politica molto ampia, varrebbe la pena rileggere questo capolavoro di William Shakespeare, che probabilmente risponde a molte domande e ne pone alcune di fondamentali per la comprensione del mondo che ci circonda.
Amleto, infatti è il vero Principe (in tutti i sensi) dei complottisti.
Egli infatti cerca la Verità con la V maiuscola, non crede dal primo momento alla “versione ufficiale”, ovvero che il padre sia morto per il morso di un serpente velenoso.
Nutre disprezzo nei confronti del conformismo dilagante che accetta senza fiatare quella che lui assume essere una gigantesca menzogna, avvalorata dalle repentine nozze della madre con il fratello del defunto genitore, che così diventa Re Claudio.
La sua prova è la testimonianza di un fantasma (quello del padre) che gli rivela che si è trattato di un grande e terribile inganno e gli chiede di vendicarlo.
A nulla servono gli ammonimenti di Orazio (la razionalità, la scienza, la filosofia) che lo avverte che la visione del fantasma potrebbe essere uno scherzo della Natura, un’allucinazione o chissà cos’altro. Amleto, nella sua convinzione granitica che intorno a sé non ci sia altro che manipolazione e congiura, prosegue diritto nella sua strada, costi quel che costi.
E dato che è un Principe e ha mezzi molto maggiori di un normale utente social moderno, porta avanti la sua “indagine” fatta di provocazioni e tensioni che vanno inevitabilmente a scatenare l’esplosione di un conflitto interno alla Corte. Uccide per sbaglio il Ciambellano di Corte Polonio (“… perdonami, ti ho scambiato per uno molto più grande di te”), padre della donna innamoratissima di lui (Ofelia) che impazzirà e si suiciderà per questo. Il fratello di Ofelia giurerà vendetta, nel frattempo che anche i due amici di gioventù Guildenstern e Rosencrantz vengono schiacciati dall’avvilupparsi delle trame e delle contro-cospirazioni.
La cosa più interessante (o più mostruosa, a seconda dei punti di vista) è che il “complottista” Amleto ha ragione. La verità è proprio quello che pensava: il padre è stato liquidato da una congiura ordita dalla madre, dallo zio e da chissà chi altro. Però, per far trionfare questa verità, il prezzo da pagare sarà un’ecatombe. Alla fine il palcoscenico è ricoperto di cadaveri, tra cui quello dello stesso Amleto, il paese è invaso dagli stranieri e all’orizzonte si profila una guerra civile.
Perché la Verità (con la V maiuscola) non è quella dea immacolata, radiosa e vestita di bianco che siamo abituati ad immaginare, mentre con la sua luce squarcia le tenebre dell’ignoranza e della mistificazione. No, la Verità può essere una visione orrenda, disgustosa e puzzolente, una crudele megera che genera sconforto e disperazione e che può fare molti più danni della più spudorata menzogna.
Allora, nella guerra quotidiana tra “complottisti” e “ufficialisti” la domanda (le domande) giusta da farci, quindi, non è: “Cos’è Vero? Cos’è Falso?”.
No, quelle giuste sono: “Siamo disposti a sopportare le conseguenze della Verità? La vogliamo conoscere veramente? Siamo pronti ad affrontarla, qualsiasi volto essa abbia?”

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